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IL SOCIALISMO PRIVATO DEL SUBCOMANDANTE -Interista Leninista-
18 luglio 2007
REVISIONISMO DEMOCRATICO
E’ difficile cancellare il peso che ha avuto il Pci nella storia italiana. Molti uomini politici e intellettuali hanno provato a farlo,  reinterpretando la storia e alcune vicende secondo la vulgata corrente.
La tesi comune è semplice: prendiamo l'elezione a Presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano, fatto forse non analizzato al tempo come si sarebbe dovuto, anche per le conseguenze sulla "Kultur" interna contemporanea. Napolitano, in sintesi,  è uno sconfitto ed è l’emblema di una storia - la storia del Pci - che è tutta una storia di sconfitte; il suo arrivo al Colle ha concluso formalmente questa storia e messo una pietra sopra al cosiddetto fattore “K” e contemporaneamente sopra al Pci e a quel che è stato.
Questa tesi, bipartisan, propugnata da Ferrara a Cacciari, passando per il SuperWalter "mai stato comunista",  
è la forma più moderna di revisionismo. Nel senso politico profondo di questo termine. Revisionismo che opera la “cancellazione” di un pezzo fondamentale della storia recente, per modificare i punti di riferimento, i principi, i valori, gli “automatismi politici” della storia futura. Il revisionismo serve a questo: a rovesciare il senso comune per cambiare i rapporti di forza nella società. 

Ma il peso che ha avuto il Pci nella storia della democrazia italiana è enorme, e non è un bagaglio di insuccessi. Il Pci è tra i principali artefici - e in alcuni casi l’artefice numero uno - della Costituzione italiana, della sconfitta di alcuni fenomeni autoritari e tentavi golpisti, del varo di grandi riforme come lo statuto dei lavoratori, il servizio sanitario nazionale, la scuola gratuita, la riforma psichiatrica, la fine della discriminazione delle donne nel diritto di famiglia, la scala mobile, il diritto alla casa. Indubbiamente gravissime colpe hanno macchiato il partito, come l'inascoltato Pasolini tentò di dire più volte, da eretico che però amava il Partito, sentendosi tradito ed inascoltato proprio per questo,  Ma la forza del Pci è stata innegabile. E quella forza  non è venuta da Mosca, se non in parte, ma dalla robustezza delle sue battaglie e delle sue vittorie. Che hanno condizionato in modo profondissimo la nascita e la crescita della democrazia italiana, accentuando i suoi aspetti sociali - di garanzie e di diritti collettivi - che raggiunsero il punto più alto tra gli anni sessanta e settanta, e che poi, sono andate ridimensionate in questi orrendi decenni successivi. 

L’urgenza di cancellare la storia del Pci, le operazioni alla "Pansa", coincidono con l’urgenza di tagliare le radici della sinistra. Di portare al centro della battaglia politica una sinistra “vergine”, non malata di “dirittismo”, o di classismo - nel senso della difesa delle classi più deboli - e pronta ad assumere un ruolo di guida politica subalterno ai grandi interessi delle potenze economiche. 

E’ chiaro quindi, venendo "a noi", che per far nascere il Partito Democratico, così come è immaginato dai settori più interessati della borghesia italiana, occorre uccidere quel che resta dell’ex Pci, del suo immaginario, della sua cultura politica. Questo spiega tanto zelo. 

Ma è una operazione impossibile.




permalink | inviato da SOVIET il 18/7/2007 alle 23:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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