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SOVIET
IL SOCIALISMO PRIVATO DEL SUBCOMANDANTE -Interista Leninista-
18 ottobre 2007
LE “ELEZIONI”. Venghino signori, qui si vota!
 Oramai solo le merendine e i telefoni sono più reclamizzati delle elezioni alle nostre latitudini.

Eppure, sempre più spesso, pochi mesi dopo una votazione, si avverte sempre il medesimo sentimento di frustrazione e impotenza per quello che puntualmente si verifica nella società, cioè l’effetto “Gattopardo” del cambiare tutto per non cambiare niente, e quindi si anticipano le elezioni seguenti come fossero aspirine: per un po’ tolgono i sintomi. Si sceglie, quasi sempre per le stesse persone come si fosse ipnotizzati da un mantra e, naturalmente, non accade nulla di quello che si desidera; nel segreto dell’urna si sa di votare per qualcuno che sta dicendo bugie “calcolate”, che la società continuerà a prendere la direzione voluta dalla “razza padrona”, cioè i politici ed i signori del denaro. Le elezioni sanno essere comunque intense perché sono confezionate come un spot, sono state subliminate. Ma è apparenza. Un inganno. Le elezioni, intese come sistema che serve ad esprimere efficacemente la volontà di un popolo e a prendere collettivamente le decisioni importanti, restano un aspirazione ovunque. Una necessità o il male minore, se qualcuno preferisce. Ma vanno prese sul serio elezioni in cui la quantità di denaro che il partito, organizzazione o candidato hanno a disposizione per la oro campagna è un elemento determinante?

In molte parti del mondo ci sono situazioni aberranti su cui si tace, considerate in ogni caso “democratiche” perché si vota. Ma la democrazia e le elezioni ancora non sono che un progetto.

Ora è in gran voga la parola “antipolitica”. Così come il dissentire pubblicamente è, quando non un “attizzare il fuoco mai spento del terrorismo”, populista, massimalista e via dicendo. La risposta concreta all’antipolitica è…”votare”.

Recentemente Noam Chomsky ha dichiarato: "L'attività politica dei partiti ora consiste nel produrre candidati attraverso meccanismi che sono controllati da concentrazioni di potere economico che emarginano la popolazione."

E quindi, la popolazione dev’essere tenuta lontana dalla gestione degli affari pubblici; dev’essere spettatrice e non partecipe. Le persone sono escluse dalla formazione delle posizioni politiche dei candidati. Per questo le elezioni sono strutturate fin nei minimi dettagli, con una forbice d’errore tale da non consentire sorprese d’alcunchè. Sorprese non sul risultato, ma sulle variabili.

Perciò si sceglie, ma l’atto più politico possibile sarebbe quello di fare come quei tifosi del Napoli che negli anni 80’ scrivevano il nome di Maradona sulla scheda…

Sei solo un elettore "che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà" come cantava Giorgio Gaber.

Domanda impossibile: in Italia c’è più democrazia o più ricchezza?




permalink | inviato da SOVIET il 18/10/2007 alle 16:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
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