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SOVIET
IL SOCIALISMO PRIVATO DEL SUBCOMANDANTE -Interista Leninista-
19 marzo 2008
UMANITA' E BARBARIE (Reprise)

Anniversari "irakeni". E da li il colpo d'occhio sul sangue intorno, vorticoso, ai quattro angoli del pianeta. Ora, senza cadere nella retorica, la domanda banale che mi pongo è questa: che senso hanno queste guerre che nessuno vincerà mai?
Continuare a dibattere, com'è accaduto negli ultimi anni, sulla questione del rifinanziamento della missione in Afghanistan, non può essere finalizzato solamente con una decisione parlamentare condizionata dai ricatti politici, né ridursi al problema di ritirare le truppe (considerato ovvio come punto), chiudendo gli occhi davanti alla catastrofe umanitaria e sociale che questi conflitti stanno provocato.
Credo invece che bisognerebbe porsi seriamente il problema di comprendere la natura dei conflitti iniziati più o meno ufficialmente dopo l’11 settembre del 2001 e di indicarne una via d’uscita.
In questi conflitti, la guerra afgana come in quella irachena, è contenuto un paradigma di devastazione originale rispetto alla storia delle guerre moderne, così come ce le hanno insegnate.
Le guerre moderne erano decise, provocate e condotte da stati nazionali o da coalizioni di stati che si proponevano di vincere per imporre un nuovo ordine, di espandere il loro territorio e così via. Ora non è più così. Quando George W. Bush dichiarò che la guerra aveva carattere preventivo e infinito, intendeva che questa guerra non è combattuta per vincere ma per rendere possibile una devastazione e, conseguentemente, un gioco sporco d’affari illimitato nel tempo.

L’agghiacciante novità è che quindi questi conflitti non hanno come finalità la vittoria di uno Stato e la sconfitta di un altro, ma la devastazione progressiva di intere zone del pianeta.
Difatti, in parallelo agli stati, ci sono agenzie che dirigono effettivamente queste guerre, “corporation” private il cui scopo non è la vittoria politica né l’espansione territoriale, ma l’estorsione di immensi profitti in cambio della fornitura di servizi militari (a quanto pare scadenti) e servizi civili di ricostruzione di ciò che viene incessantemente distrutto.
Gli stati tradizionali hanno ratificato tutto ciò (gli stati nazionali, le coalizioni e gli organismi internazionali), ma il vero soggetto dell’azione aggressiva sono gruppi privati,come decine di documentari e reportage ci hanno svelato. Nomi come Halliburton Exxon, Parson, Bechtel; gruppi che non hanno alcun interesse alla vittoria militare e politica dell’Occidente, ma solo la finalità di sfruttare le risorse dei paesi aggrediti e le commesse multimiliardarie pagate dai contribuenti degli stati occidentali.

Pare evidente che questi soggetti considerino sopportabile il fatto che decine di migliaia di soldati americani e britannici tornino a casa mutilati e distrutti, se decine di migliaia di civili irakeni e afgani muoiano sotto le bombe, e neppure gli importa che l’Occidente perda l’egemonia strategica in Medio Oriente, e che il terrorismo integralista moltiplichi le sue forze. Quel che importa a questi miopi funzionari, e qui sto usando un eufemismo, è il “mantenimento della rotta”, aumentare i profitti anche se per ridurre i costi indeboliscono lo stesso fronte militare.
Il risultato è la più straordinaria disfatta strategica dell’Occidente, il potenziamento del terrorismo integralista, la proliferazione dell’armamento nucleare, e perfino il declino strategico del capitalismo americano.
Il consenso politico e la crescita economica o nazionale mondiale si fondano ormai sul terrore. Ci troviamo ormai di fronte ad un capitalismo cannibale e psicopatico la cui unica finalità è appropriarsi delle residue risorse del pianeta escludendone la maggioranza dell’umanità.
Il risultato, per ora, è la distruzione dell’eredità dell’universalismo illuminista borghese, le garanzie civili e politiche di cui l’Occidente è stato a lungo l’alfiere, ma anche aver corroso le basi dell’egemonia politica degli USA aprendo la strada al fascismo integralista islamico e, non secondario aspetto, visto che ci avviamo a detta di tutti verso il “secolo cinese”, al totalitarismo schiavista di Pechino, due potenze emergenti che negano alla radice il patrimonio sociale e politico del progresso della libertà e della solidarietà.
L’eredità che avrebbe dovuto discendere dall’Umanesimo, dall’Illuminismo e dal socialismo, sembra essere ormai abbandonata anche dall’occidente democratico.
L’occidente, Europa in prima battuta, non può limitarsi a difendere quel che resta di quel patrimonio e di quell’eredità. Occorrerebbe un enorme operazione culturale, politica, sociale, di portata storica, per ripensare il significato e la prospettiva dell’universalismo, saltando la questione fuorviante della “globalizzazione”; tutto ciò per sgretolare l’alleanza paradossale di ultraliberismo integralismo e schiavismo che stiamo vedendo crescere sotto i nostri occhi.

Una volta, e forse per il subcomandante è ancora così, l’alternativa sarebbe stata:
socialismo o barbarie.
Oggi è tra umanità o barbarie.





permalink | inviato da SOVIET il 19/3/2008 alle 16:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
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