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SOVIET
IL SOCIALISMO PRIVATO DEL SUBCOMANDANTE -Interista Leninista-
2 maggio 2008
ANNO ZERO
L'Umore
Com'è l'umore generale, ve lo siete chiesti? Forzisti e leghisti festeggiano con sobrietà e nemmeno fraternamente. Il voto, i suoi risultati strabilianti hanno sorpreso anche loro. Gli unici in brodo di giuggiole sono i "Neri per caso", pronti a tornare a folleggiare nell'etere come il diabolico La Russa di turno.
Fra gli sconfitti la costernazione è profonda, il lutto totale, hanno dato le dimissioni da tutto, idee e posti di comando, non pensano alla rivincita, vogliono dimettersi, rinunciare. Tutti vorrebbero voltare le spalle alle speranze e alle illusioni, a questa Italia incomprensibile. 
Ma non è il risultato delle urne a spiazzare, imprevedibile relativamente. Daltronde "siamo" abituati a perdere. La Storia della sinistra comunista  nostrana è basata su di un incidenza reale nel sociale, civile, nell'opera dal "basso". Il potere "reale" è sempre stato ostile. "Figli di un Dio minore" come ebbe a dire "l'ultimo socialista" del nuovo Parlamento insediato, D'Alema.
Le nostre amate e litigiose tribù sparse sono divise e confuse più che mai.  E anche noi, sopravvissuti alle elezioni, non abbiamo capito bene chi siamo.
Sappiamo di essere gli eterni sconfitti, ma cos'è questa Italia vincente? Quali sono i valori in cui crede, i suoi ideali, le sue utopie? Nessuno lo sa, nessuno lo capisce. Dell'Italia di cui si è sempre parlato, resta solo il falso storico. Ma oggi?  A volte non riusciamo proprio a spiegarcelo: proprio non capite per che cosa avete votato? Non lo sapete che il voto nelle province meridionali è stato un voto chiaramente segnato dalla mafia? Non lo sanno che i nuovi leader meridionali, molti dei nuovi eletti, sono amici dei pezzi da novanta? E' dunque la mafia che piace agli elettori?
E il volto in massa dato dai lavoratori agli amici, se non direttamente ai "padroni"? 
Gli operai hanno rifiutato di votare (come non capirli?)  oppure hanno votato per i peggiori tra i loro sfruttatori (come non compatirli?). E ALLORA?
Il  Sol dell'avvenire non si leva più, l'utopia dell'egualitarismo cancellata e i sogni concessi sono quelli sognati fdagli altri, per cui, la cosa che conta, che tutti desiderano qual è? Lo ha detto Bocca: i soldi. Pochi, maledetti e subito, come si dice, e il nuovo leader glieli ha promessi, e anche il lumbard Bossi li ha promessi con la sua Malpensa targata Carroccio, con la sua Expo 2015, con la sua Lombardia del federalismo fiscale, locale, regionale, che nessuno capisce cos'è. Le tasse che versano gli abitanti di una regione restano sotto il controllo di quella regione. E chi pensa alla nazione, alla sua unità, all'Italia una e indivisibile? Si vedrà, ma intanto chi ha i soldi se li goda, gli altri si aggiustino.
Questa sembra l'unica morale accettata, l'unica morale corrente. 

E allora?
Vendola, il Messia dell'ennesima "Rifondazione", ha parlato del Crollo del 900
Non c’è di che rallegrarsi. Il Novecento fu un secolo tremendo di violenza e di guerra, ma aveva per lo meno un orizzonte al quale guardare, una speranza da coltivare. Oggi non vi è più nessun orizzonte, solo paura dell’altro e disprezzo di sé.
Questo è l’argomento del quale dobbiamo occuparci, non del risultato delle elezioni. La scomparsa della sinistra e la vittoria definitiva dei razzisti e della mafia è un fatto prevedibile e previsto. La sinistra ha preparato accuratamente questo rovescio. Timorosa di ripetere l’errore del 1998 ha accettato tutto quello che la Confindustria e la Banca Europea hanno imposto, e il risultato è quello che ora vediamo.
Come se due errori di segno contrario potessero mai fare una cosa giusta.
Come già detto, i lavoratori hanno rifiutato di votare oppure hanno votato per i peggiori tra i loro sfruttatori. Harakiri perfetto. Ma occuparci delle elezioni passate o di quelle future sarebbe pura perdita di tempo. La democrazia rappresentativa da tempo non ha più niente da dare. Ora ha chiuso ufficialmente i battenti. 
"Arriva il Mostro e tutti applaudono" (Linea 77) E allora? Si tratta di curare la malattia, se ne siamo capaci, non di restaurare vecchi apparati. Verrà anche il momentodi preoccuparsi di quello, ma non ora.  Dobbiamo occuparci della malattia psichica che si manifesta in Italia con l’emergere di un esercito maggioritario di zombie assetati di sangue.
La sinistra ufficiale, che avrebbe dovuto essere strumento di mediazione, nella versione socialdemocratica ha venduto le conquiste operaie in cambio di potere economico per le burocrazie. Nella sua attuale versione "democratica" americanizzata (yes,we care) s'è illusa di poter condividere il potere con gli aguzzini. Non si accorgono che l’America dei loro sogni sta sprofondando, sconfitta dalla resistenza regressiva dei popoli islamici, e pressata da una recessione senza vie d’uscita, una recessione che annuncia conflitti civili planetari.
Ora la società non ha più difese. La sinistra, "noi",  non abbiamo bisogno di un nuovo apparato di mediazione politica in questa fase. Verra anche quel tempo, ma ora non servirebbe.
 Il capitale ha scatenato la guerra contro la società. Non possiamo far altro che adeguare ad essa i nostri strumenti e i nostri linguaggi.
Non possiamo combattere quella guerra sul piano della violenza, per la semplice ragione che la perderemmo. La società deve costruire le strutture della sua autonomia culturale: dissolvere le illusioni che sottomettono l’intelligenza al lavoro al consumo e alla crescita, curare lo psichismo collettivo invaso dai veleni della paura e dell’odio, creare forme di vita autonoma autosufficiente,
diffondere un’idea non acquisitiva della ricchezza.
E' un lavoro apparentemente infinito e impossibile. Ma necessario ugualmente.
Dobbiamo ripartire dal "noi", abbattere L'-Io- imperante. Recuperare lo stare insieme.
Il -fare poliitca-. Lavorare "con" il popolo, non "per" il popolo.
Dobbiamo sognare noi, non aspettare quelli altrui.
La sinistra siamo noi, non ci sono Messia dietro l'angolo.



permalink | inviato da SOVIET il 2/5/2008 alle 12:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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